
Ben portava con sé il taccuino anche quando usciva solo con lo skateboard. Gli piaceva annotare le cose che gli altri non notavano: la forma delle nuvole, i numeri degli autobus, le stelle tra i tetti.
Sul colle c'era una vecchia stazione di segnalazione. Il cancello era chiuso e il recinto era alto. In alto, però, una piccola luce rossa lampeggiava.
Una volta. Pausa. Due volte. Pausa. Una volta.
Ben si sedette su una panchina e scrisse la sequenza. Mara posò il casco accanto a lui.
«Forse la batteria sta finendo», disse.
«Allora non lampeggerebbe così ordinata», rispose Ben.
Rimasero sul sentiero davanti al recinto. Dopo un po', Ben vide una torcia dall'altra parte del colle. Qualcuno camminava lentamente vicino a un tratto di strada in riparazione.
«Forse la luce non indica lettere», disse Ben. «Forse indica la strada sicura.»
Mara guardò il taccuino. Una luce, pausa, due luci, pausa, una luce.
Arrivò il signor Vale dal municipio con una cassetta degli attrezzi. Quando Ben gli mostrò gli appunti, osservò la stazione e poi la torcia lontana.
«Quel segnale serviva a indicare il percorso di manutenzione», disse. «Il temporale deve averlo riattivato.»
Entrò con la chiave e regolò il segnale. Questa volta la luce rimase lunga e chiara verso il sentiero illuminato. Poi appese un cartello nuovo.
«Hai fatto bene a controllare», disse a Ben. «Un segnale piccolo serve solo se qualcuno si ferma a capirlo.»
Sulla via di casa Ben portava lo skateboard sotto un braccio e il taccuino sotto l'altro. Non doveva conoscere tutti i segnali del mondo. Bastava averne guardato uno con cura.
Nel letto pensò alla luce rossa, tranquilla e regolare. Fuori la notte era grande, ma non era vuota. Con quel pensiero, Ben si addormentò.
